Timeless: il tempo senza tempo
2026di Giovanna Gammarota, Maggio 2026
Timeless ovvero “senza tempo”. Ma potremmo anche dire “eterno”, “perenne”, di ciò che non può essere cancellato perché la sua esistenza è indipendente dalla nostra volontà. Nell’idea che muove Beba Stoppani, Timeless mostra uno sguardo che deve divenire quieto – che deve porsi in ascolto di quegli impercettibili movimenti che imprimono nella memoria un passo preciso, adeguato al momento che stiamo vivendo – tanto quanto serve a farci capire che non è l’immagine in sé che provoca l’emozione, ma ciò che ricordiamo mentre la osserviamo. Il concetto di tempo nelle opere di Beba Stoppani ha assunto via via un’importanza fondamentale e imprescindibile. Non si tratta del tempo chronos, ovvero della sua “quantità” trascorsa inesorabilmente da un non meglio precisato inizio, non si tratta di un tempo aiòn circoscritto alla durata della vita o dell’esistenza (dell’individuo, di una specie?), non si tratta nemmeno del tempo kairos che determina la qualità di impiego di tale tempo e nemmeno del tempo hora poiché nella nostra singola esistenza non possiamo affermare che vi sia stata o vi sarà una reale circolarità che ritorna in qualche misura al tempo di partenza. Tutte queste definizioni del tempo sono in realtà contenute in una parola che trascende il termine stesso: eternità.
Timeless affronta questa misura del tempo che contiene tutte e quattro le definizioni precisate dagli antichi greci, e si divide in due parti: la luce e l’ombra, intesa, quest’ultima, non come negatività bensì come “tabernacolo”, un luogo molto profondo e intimo, il luogo in cui dimora l’anima. La sospensione del tempo che Beba Stoppani ci propone è molto chiara: si tratta di un momento sublime che trascende ogni interpretazione rivelandosi nella sua fulgida pienezza originale, e come tale deve essere “conservata”.
L’acqua del mare, il ghiaccio, le montagne innevate sono quindi la condizione veramente primordiale, quella in cui il “dopo” non c’è ancora. La si può immaginare come superficie e in quanto tale faccia che separa lo spazio che il corpo occupa da tutto il resto. Il corpo, beninteso, è sempre quello della Terra.
La seconda parte di Timeless è un viaggio nel profondo dell’anima. La visione del luogo che l’artista ci offre è per contrasto popolata di animali i quali rappresentano un tempo altrettanto sospeso, ma è anche una apparizione. Gli animali ritratti in questa condizione di semi oscurità che sembrano venirci incontro incuranti di ciò che li circonda si muovono in una atmosfera sognante come slegati da questo mondo sempre più immerso in una contemporaneità che ha fatto della velocità e della tecnologia il proprio tratto distintivo. Essi appaiono qui, invece, come in una sorta di wunderkammer, uno scrigno prezioso in cui possiamo ancora vederli nella loro “naturalità”.
La wunderkammer contemporanea sottolinea la relazione o l’analogia tra arte e natura. Nel caso di Beba Stoppani assistiamo di nuovo alla “rarefazione”, all’assenza che si fa presenza, anche ingombrante, a visioni che emergono muovendo i fili di una contemplazione prossima non solo alla meraviglia delle camere di un tempo, ma anche all’assenza del tempo stesso che scolpisce nella luce il profilo del corpo di questi esseri, delineando “al di sotto della superficie” quell’altra faccia che ci sfugge o che non vogliamo (o non sappiamo più) guardare, dimentichi della bellezza che la natura può mostrare.
Tutto ciò è senza tempo, che significa essenza delle cose, attimo sospeso molto prossimo al nulla, ricco di spirituale vicinanza al divino.
